Pace e Nonviolenza: una Settimana per Riflettere

L’appena conclusa “Settimana della Pace e della Nonviolenza”, organizzata con efficacia e passione a Padova dal relativo Ufficio Pace Diritti Umani e Solidarietà in stretta collaborazione con l’Esecutivo delle Associazioni iscritte nel Registro comunale di Area Tematica Pace, Diritti Umani e Cooperazione, ha visto un vasto dispiegamento di forze ed energie che hanno certamente lasciato un segno importante nella nostra città.

Due date simboliche: 21 settembre, Giornata Internazionale della Pace, e 2 ottobre, Giornata Mondiale della Nonviolenza, coincidente quest’ultima con il compleanno più rappresentativo in materia, quello del Mahatma Gandhi, certamente il personaggio più rappresentativo nel campo della risoluzione dei conflitti attraverso le armi del dialogo e della condivisione alternativa all’uso della forza. Due date a racchiudere appunto un’intera settimana di riflessioni, cultura e sensibilizzazione.

Si è partiti appunto il 21 settembre con il concerto di piazza “Give Peace a Chance” organizzato dagli amici di Bacchiglione Beat per ricordare quanto la musica sia stata e sia il veicolo più irresistibile per diffondere un messaggio di pace e fratellanza universale. Un concerto che ha scaldato i cuori dei padovani, alleviando l’incipiente freddo settembrino e aprendo in grande stile l’intera settimana.

Il primo ottobre è stata la volta di una proiezione cinematografica molto intensa e significativa (si veda a proposito il resoconto scritto per noi da Paula, una ragazza di Siviglia che attualmente presta servizio in Perilmondo Onlus per un gemellaggio universitario tra Italia e Spagna), proposta dall’Associazione Pari e Uguali sul tema della lapidazione nei regimi religiosi totalitari.

La discussione più ampia e onnicomprensiva è stata certamente rappresentata dal convegno “Per un Mondo Senza Gendarmi” del 29 settembre, laddove le forze partecipative della città hanno raggiunto l’innegabile vetta a livello intellettuale, filosofico e scientifico. Non un banale raduno di pacifisti d’ispirazione “sixties”, ma al contrario una discussione a trecentosessanta gradi capace di proporre un quadro molto più ampio, lucido e dai molteplici punti di vista su un argomento così spinoso come la guerra e il ricorso alle armi a livello planetario.

I pregevoli relatori in sala — Alessandro Grossato (Limes Club di Padova), Paolo De Stefani (Centro Diritti Umani dell’Università di Padova), Luisa Del Turco (Centro Studi Difesa Civile), Gaetano De Venuto (Movimento Federalista Europeo sezione di Padova) e Leopoldo Nascia (esperto statistico e attivista della rete “Sbilanciamoci”) — indipendentemente dalle sfumature delle rispettive concezioni personali, hanno tratteggiato, ciascuno attraverso la sua specifica relazione, un concetto molto chiaro: dietro la “corsa agli armamenti” si celano logiche e interessi ben più vasti rispetto a quelli che comunemente riteniamo cruciali.

In primis, la riflessione geopolitica, egregiamente illustrata da Alessandro Grossato. Il pianeta, per quanto solcato da infinite reti virtuali di comunicazione, resta un territorio fisico, fatto di terra e mari da attraversare per giungere a toccare specifici obiettivi di dominio. Conquistare un territorio non significa solo accedere alle eventuali sue risorse, ma anche e soprattutto ottenere una base dove collocare strumenti di controllo e accesso proiettati verso altri spazi. Dunque la vecchia logica del secondo dopoguerra non è crollata col Muro di Berlino: altre superpotenze si affacciano all’orizzonte, e l’Occidente non ha mai smesso di tenerle d’occhio da un punto di vista strettamente militare.

Immediatamente successiva è la riflessione più squisitamente economica: le armi, in definitiva, sono un business appetibile. Sia che si tratti di strumenti di offesa impiegati nelle numerose situazioni di conflitto sparse nel mondo, sia che la corsa segua le antiche e mai sepolte logiche del “deterrente”, il commercio di bombe e aerei militari costituisce, come suggeritoci dall’acuto analista Leopoldo Nascia, un mercato dove il venditore può fare il prezzo che desidera, ricattando nelle modalità a lui più favorevoli intere nazioni. Un mercato estremamente costoso per i paesi, che anno dopo anno si impegnano in acquisti che assorbono e dirottano preziose risorse. (Puntuale da questo punto di vista la proposta di Nascia: quanti asili nido si potrebbero implementare rinunciando alla sostituzione di un caccia?)

Che fare, dunque? Quale prospettiva per l’idea di una risoluzione pacifica dei conflitti? La risposta viene sia dall’intervento di De Stefani che da quello di Del Turco. Gli strumenti ci sono, e gli scenari non sono evidentemente solo quelli di natura economica e geopolitica. Da un punto di vista strumentale abbiamo visto come le logiche di intervento possano passare dal solo ambito “umanitario” di supporto, a quello di una specifica azione mirata e “di struttura”. A titolo di esempio esemplare, l’Europa ha istituito a tale scopo questo Corpo Civile di Pace, che nel futuro dovrà essere alimentato ed esteso, lungo la via di un peacekeeping di natura, appunto, civile e diffusa.

Per concludere, e permettendomi una riflessione personale, credo che l’altrettanto conclusiva idea di De Venuto sull’istituzione di un esercito europeo in grado di dissipare i particolarismi regionali a fronte di un’unità molto più trasparente e compattata alla luce di regole comuni e condivise non sia da rigettare, ma almeno da contestualizzare. Un mondo completamente senza gendarmi è, chiaramente, una mera astrazione, e anche i più ghandiani tra noi comprendono bene quanto un mondo solo a base di cannoni caricati con fiori sia offensivo verso la stessa intelligenza di chi lo propone. Tuttavia è evidente quanto le guerre siano, specie nel mondo contemporaneo, entità del tutto prive di quel barlume di onorato eroismo che fu appannaggio di una società nobiliare perduta ormai da secoli e secoli. Oggi le guerre sono squallido interesse di pochi monopolisti blindati, e vengono combattute alimentando disuguaglianze e disparità di ogni genere per dare linfa a un Occidente ormai boccheggiante. L’invito è dunque opposto: cerchiamo di risolvere i conflitti con la forza della cultura, laddove la cultura non è evidentemente la corsa all’ultimo modello di iPhone, piuttosto che la pettinatura della star musicale di grido. La cultura, che è anche scontro, confronto aspro e forse addirittura violenza, ha però la necessità di scoprire e riscoprire gli strumenti della mediazione, della leadership, della persuasione senza secondi fini, per elevare il dialogo a strumento privilegiato per la pace e la convivenza civile.

Non da ultimo, sempre in materia di pacifismo e nonviolenza, ricordiamo che il Comune di Padova, ancora una volta attraverso l’azione dell’Ufficio Pace e Diritti Umani, ha rinnovato e promosso una corposa iniziativa dedicata alle scuole di secondo grado per l’anno scolastico 2012/2013. Si tratta di un progetto giunto all’ottava edizione, denominato quest’anno “Diritti Umani e Pace: dalle Scuole alla Città, dalla conoscenza all’azione”. Tutti gli istituti sono invitati a visionare le numerosissime proposte formative offerte dalle associazioni del territorio ai giovani protagonisti del futuro. Per ricordare a tutti che non può esistere un mondo migliore senza un coinvolgimento diretto dei soli che possono fare da subito propri i concetti di fratellanza universale e collaborazione proattiva: le nuove generazioni.

Filippo Albertin

Filippo Albertin è compositore, musicista e didatta. Dopo studi classici, economici e accademico-musicali, come esperto di creatività si è a lungo occupato di organizzazione eventi partecipativi, collaborando con numerosi enti, associazioni e amministrazioni. Attualmente ricopre l’incarico di presidente e responsabile dell’area sensibilizzazione e cultura in Perilmondo Onlus.

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